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Pust, il carnevale resiano

Parco Naturale delle Prealpi Giulie

Se volete immergervi nelle tradizioni della Val Resia e assistere a una delle manifestazioni folkloristiche più interessanti e coinvolgenti, tra balli canti e antichi rituali, non potete perdervi il Pust, il carnevale, come viene chiamato in dialetto resiano, che si svolge dal giovedì grasso al mercoledì delle Ceneri.


© Marco Di Lenardo

Un tempo, le celebrazioni del carnevale duravano molto più a lungo ed erano diffuse in tutte le frazioni della valle. Approfittando della presenza dei molti uomini emigrati per motivi di lavoro nei Paesi vicini e tornati momentaneamente a casa per trascorrere i mesi invernali, le celebrazioni del Pust si svolgevano già a partire dall’Epifania. Le occasioni per  festeggiare, ballare e cantare erano così molteplici; con lo spopolamento della valle negli ultimi decenni, si sono invece concentrate negli ultimi giorni prima del mercoledì delle Ceneri.


© Marco Di Lenardo

Una visita alla Val Resia nei giorni del carnevale merita anche solo per vedere le belle maschere realizzate dai resiani, di due tipi: vi sono le te lipe bile maškire, le belle maschere bianche con nastri colorati e svolazzanti e cappelli fioriti, che sono le più conosciute perché vengono rappresentate anche dal Gruppo Folkloristico Val Resia, e poi ci sono i  babaci/kukaci, che rappresentano le maschere brutte. Anticamente i gruppi mascherati bussavano a tutte le porte, per portare balli e canti di casa in casa.

Ded babac o durmiec, il fantoccio di paglia, rappresentava e rappresenta tuttora il cuore della manifestazione: simbolo di tutto ciò che è vecchio, malato o contaminato, viene processato e poi bruciato durante il giorno delle Ceneri, in segno di purificazione ed espiazione. Questo atto serviva anche a propiziarsi la fertilità dei campi nella primavera ormai imminente. L’origine del rituale ricorda i Saturnali romani, i festeggiamenti che in questo periodo dell’anno erano dedicati al dio Saturno, in cui veniva sacrificato il re della baldoria per iniziare con i migliori auspici il nuovo anno, che iniziava a Marzo.


© Marco Di Lenardo

Prima del rogo, il fantoccio viene processato da personaggi travestiti da ministri della giustizia e da prelati, a indicare il giudizio morale della Chiesa e il ritorno all’ordine costituito. Acceso il rogo, accanto al quale vengono accatastati oggetti vecchi e inutili, si procede ai canti e ai balli, con cui si risvegliano le divinità sotterranee battendo forte i piedi. Finito il rogo, il personaggio vestito coi paramenti ecclesiastici sparge le ceneri del ded babac sulla folla radunata. A questo punto, si riprendono i balli.

Più o meno dagli anni Settanta a oggi, col calo della popolazione giovanile, il Pust viene celebrato solo nella frazione di San Giorgio di Resia.

San Giorgio di Resia

San Giorgio di Resia

È il primo paese della Val Resia che si incontra sulla strada, venendo da Resiutta, e anche il più grande. Come altri borghi della zona, anche San Giorgio venne pesantemente colpito dal terremoto del 1976; ripresosi in tempi rapidi, mantiene il suo aspetto di borgo antico anche se abitazioni e monumenti sono stati tutti ricostruiti. Il centro, con abitazioni che si distribuiscono principalmente nei pressi del torrente Resia (Bila), è abitato sin dal VII secolo d.C. e nel tempo ha ricoperto un ruolo di spicco. Colpito da peste e incendi, si credeva fosse maledetto: così, a fine del Seicento, Papa Innocenzo XI concesse al patriarca di Aquileia di assolvere i cittadini da ogni peccato. Le migrazioni dei suoi cittadini verso diverse parti d'Europa sono iniziate già dal Cinquecento, ma si sono acuite dopo le due grandi guerre. Da vedere, la chiesa del 1763 (la più antica della valle), distrutta dal terremoto e restituita al culto nel 1982, e i ruderi di un fortilizio della Repubblica di Venezia, chiamato “Gračišće”, sull'altura che domina San Giorgio.

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